Vero che ho ragione?
serie "deficienze"

autore Stefano Dal Secco
data 28 Aprile 2017
discipline Intersezioni / Psicologia

Il “pregiudizio di conferma” è uno degli effetti più studiati dalla psicologia cognitiva, e non risparmia nessuno, geni e stupidi, belli e brutti. Penso che sia una delle cose più interessanti su cui fermarci a pensare, oggi: tutti cerchiamo continuamente prove a sostegno delle nostre convinzioni.

Nel 1960 lo psicologo inglese Peter Wason cercò di dimostrare con un esperimento come il "pregiudizio di conferma" fosse uno degli ostacoli maggiori non solo nello sviluppo del genere umano in generale ma anche nella ricerca scientifica in particolare (1).

L’esperimento che propose Wason viene chiamato “La regola del 2-4-6” (o 2-4-8, talvolta). A descriverlo sembra più complesso di quanto sia in realtà (perché la matematica di per sé, sembra più complessa di quel che è) ma in verità è piuttosto semplice: io vi dico una serie di numeri (2, 4 e 8) e ho in mente una regola che sottende a questa sequenza. Voi potete propormi delle altre serie di tre numeri e io vi rispondo se seguono la mia regola o meno; quindi voi provate a indovinare quale potrebbe essere la regola che ho in mente, e io vi dico se avete indovinato o meno.

Guardate questo video che lo mostra (purtroppo non ne ho trovato uno in italiano, ma potete attivare i sottotitoli) e poi andiamo avanti.

Cosa succede, per chi non è riuscito a seguire (o ad accendere i sottotitoli)? Allora: io vi dico la serie 2-4-8. Quasi sicuramente voi avete pensato: ogni numero è il doppio del precedente. Quindi mi proponete una differente serie che segue la regole che avete pensato: 8-16-32. E io vi dico che sì, anche questa serie conferma la mia regola. Così voi vi lanciate subito e mi dite: “Ogni numero è il doppio del precedente, questa è la regola”, ma non è questa la regola che io ho in mente. Voi pensate “Accidenti, ma deve essere questa! È senz’altro questa!”. E mi dite delle altre serie: 1-2-4. E di nuovo io: sì, la serie è buona. E continuate con un sacco di altra roba tipo: 4-8-16 e via di seguito. Dopo un po’ e con fatica iniziate a dirmi: 2-7-11 e io vi dico che sì, anche questa è buona. E voi rimante perplessi e vi bloccate, magari. Allora io vi do' una mano e vi dico che anche 1-6-8 oppure 100-300-1300 vanno bene. Ma voi fate fatica a togliervi dalla testa la prima regola che vi è venuta in mente.

In realtà l'ipotesi che vi avrebbe aiutato di più era qualcosa tipo 9-2-1, al che io vi avrei detto che questa serie non è buona e voi avreste in poco tempo capito che la regola era semplicemente che "i tre numeri devono essere in sequenza asendente".

È davvero difficile resistere dal cercare semplicemente conferme alle nostre opinioni. Anche se a livello teorico lo sappiamo, che la cosa più intelligente per confermare le nostre premesse (le nostre opinioni) sarebbe cercare ciò che le contraddice, non riusciamo a non agire nella maniera opposta. Spesso lo fanno anche gli scienziati, che per seguire il metodo scientifico dovrebbero proprio cercare le evidenze che contraddicono i loro postulati di partenza. È un meccanismo innato nell’uomo, uno dei più radicati e primordiali.

Ma quale è la ragione? Perché ci comportiamo in una maniera così poco logica? Ci deve per forza essere un motivo, che anche se non è sensato oggi era buono ieri, aveva senso a livello evoluzionistico.

Però forse, io stesso, proprio ora, sto cercando solo conferma alle mie opinioni, cioè che gli umani non “funzionano bene”, dovrebbero comportarsi in maniera più logica, più sensata, e invece non lo fanno.

Un amico evoluzionista, ogni volta che incappiamo in un comportamento umano che sembra avere poco senso, resetta il ragionamento dicendo: forse aveva senso nella savana, all’inizio della nostra storia evolutiva e il problema è solo che non abbiamo avuto ancora il tempo (evolutivamente) di modificarci per diventare adatti al mondo moderno (post-savana, post-cacciatori-raccoglitori-tribu).

C’è un articolo di psicologia cognitiva di Mercier e Sperber (2), che ha fatto molto parlare al tempo della pubblicazione, nel 2011 e che ci può aiutare a questo punto. Si intitola: “Perchè gli umani ragionano? Argomenti per una teoria del dibattito”.

Riassumo e banalizzo: noi diamo per scontato che si ragioni per migliorare la conoscenza e prendere decisioni migliori, ma ci sono molte evidenze che in questa direzione il nostro ragionare funziona in maniera pessima; l’ipotesi è invece che si ragioni per prevalere in una discussione. Quelli che ragionano bene sono quelli che emergono; ma non son affatto alla ricerca della verità; piuttosto vogliono aver ragione e vincere la battaglia verbale. Questo approccio, tra le altre cose, offre una spiegazione al famoso pregiudizio di conferma, perché in questa prospettiva acquista grande senso il cercare solo e sempre conferma alle nostre argomentazioni.

Questa cosa, per me personalmente, è interessante perché mi contraddice. Mi sono infatti sempre rifiutato di credere che il nostro scopo ultimo sia vincere le guerre (leggi anche: prevalere nelle discussioni). Ho sempre voluto credere che i migliori tra noi non sono gli alfa, non sono i capobranco, i maschi dominanti: poteva essere così qualche milione di anni fa, o qualche migliaio di anni fa, ma di certo non oggi. Tuttavia vi sono un mucchio di aspetti, nel modo in cui viviamo, in cui interagiamo coi nostri simili, con il pianeta intorno a noi, nel modo in cui parliamo e pensiamo, che contraddice del tutto questo mio assunto. Il pregiudizio di conferma è uno di questi. Forse allora questo mio presupposto e radicata convinzione sono sbagliati. Forse ha ragione il mio amico evoluzionista. Forse siamo ancora fatti per vincere, e i maschi alfa sono i più adatti.

I muscoli del nostro corpo e e le sinapsi nella nostra testa non si sono ancora resi conto che siamo usciti dalla savana. Abbiamo iniziato a cambiare le nostre abitudini di vita troppo di fretta. E ci troviamo nel mezzo di una gigantesca, imbarazzante contraddizione evolutiva.

NOTE

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(1) Wason, Peter C. (1960), "On the failure to eliminate hypotheses in a conceptual task", Quarterly Journal of Experimental Psychology, Psychology Press, 12 (3): 129–40, doi:10.1080/17470216008416717

(2) Mercier, Hugo; Sperber, Dan (2011). “Why do human reason? Arguments for an argumentative theory”. Behavioral and Brain Sciences. 34, 57-111. Cambridge University Press. doi:10.1017/S0140525X10000968