Un salvataggio (quasi) riuscito
Il cervo Sardo

Un salvataggio (quasi) riuscito
autore Andrea Caboni
data 13 Aprile 2016
discipline Etologia

Il cervo sardo-corso (Cervus elaphus corsicanus) è una sottospecie di cervo, endemica della Sardegna e della Corsica. È un animale più piccolo, con palco semplificato e esigenze più frugali rispetto a quelle del cervo nobile, il suo più famoso cugino europeo.

Il cervo sardo è stato inserito dalla Comunità Europea nella lista delle 50 specie di mammiferi italiani di “interesse conservativo prioritario”. Questo perché, nel periodo compreso tra gli anni ’50 e gli anni ’60 il cervo sardo è stato sull’orlo dell’estinzione: si stimavano, infatti, circa 100 esemplari in Sardegna (in tre areali disgiunti) mentre la specie risultava estinta allo stato naturale in Corsica.

Le cause di questo declino sono da ricercare nella riduzione dell'habitat (causata dalla deforestazione e dagli incendi), oltreché alla caccia prima e al bracconaggio poi, che hanno portato ad un drastica frammentazione della popolazione.

In seguito, grazie ad una delle più importanti campagne di conservazione effettuata in Italia, portate avanti dall’Ente Foreste della Sardegna e dal WWF Italia, la popolazione di cervo sardo ha avuto modo di riprendersi dal punto di vista numerico e oggi nella sola Sardegna sono stimati più di 10.000 esemplari.

Un cervo per due isole

In questo periodo sto collaborando come consulente faunistico al Progetto Life + “One deer two islands” (www.onedeertwoislands.eu), il cui scopo è di incrementare lo status di conservazione della specie, creare nuove popolazioni sorgente nei siti Natura 2000 vocati, ridurre i fenomeni di inbreeding, aumentare le conoscenze sull’uso dell’habitat da parte della sottospecie, promuovere la cooperazione tra gli enti interessati alla gestione del cervo sardo-corso, redigere un piano di gestione complessivo, scambiare buone pratiche fra i partner e soprattutto mitigare le conflittualità esistenti e/o future tra la popolazione di ungulati e le attività antropiche.

Il mio compito principale è quello di monitorare i cervi traslocati dalle area ad alta densità della provincia del Medio Campidano alle zone del centro Sardegna e della Corsica in cui si è deciso di creare nuove popolazioni sorgente.

Una parte dei cervi traslocati, infatti, sono dotati di radiocollare e possono essere monitorati con precisione in tutti i loro spostamenti. Oltre che con i radiocollari, i cervi vengono monitorati anche attraverso i segni di presenza indiretti, come impronte, segni sulla vegetazione (brucamento, scortecciamento e fregoni) e attraverso le video trappole (delle fotocamere in grado di attivarsi grazie ad un sensore che rileva il passaggio degli animali e registra foto o video anche durante la notte).

A oggi i dati raccolti indicano un buon adattamento dei cervi ai nuovi ambienti in cui sono stati rilasciati, e proprio in questo periodo aspettiamo i parti che contribuiranno alla crescita delle nuove popolazioni sia in Sardegna che in Corsica.

Le reazioni da parte della popolazione per il momento è buona in Sardegna, mentre in Corsica si è registrato qualche malcontento soprattutto tra gli agricoltori che temono gli impatti sulle produzioni agricole da parte dei nuovi arrivati.

La vera sfida

Una volta tanto possiamo essere soddisfatti dei risultati di un progetto di conservazione, che è durato diverse decine di anni e che ha portato a ottimi risultati; tuttavia il momento più difficile arriva adesso, perché la nuova sfida sarà quella di insegnare al cervo e alle popolazioni locali come convivere.

Una specie sull’orlo dell’estinzione raccoglie facilmente le simpatie e la benevolenza delle molte persone che hanno a cuore la natura, ma non bisogna dimenticare che altrettanto velocemente quel “simpatico animale” può diventare un problema, se i conflitti reali e potenziali non vengono correttamente gestiti. Il nostro compito è ora di trasformare questa specie, simbolo di due isole, in una risorsa da gestire e valorizzare, evitando la carenza di informazione o la disinformazione, i conflitti, e gli errori amministrativi che già una volta hanno portato questo piccolo e tenace ungulato sull’orlo dell’estinzione.