Un brivido lungo la schiena
Lo sciacallo dorato: una nuova specie nella fauna italiana

autore Andrea Caboni
data 24 Febbraio 2016
discipline Ecologia / Etologia

Quando si sente parlare di sciacallo dorato, quasi tutti immaginano le immense savane africane o le steppe asiatiche. In realtà da circa 30 anni e con sempre maggiore frequenza, lo sciacallo dorato è una presenza costante anche nel nordest italiano. Di dimensioni intermedie tra una volpe e un lupo, lo sciacallo dorato è una specie dalla forte adattabilità ecologica, e quindi può vivere in tantissimi habitat differenti.

In Italia è arrivato spontaneamente – una volta tanto senza l’intervento diretto dell’uomo – probabilmente attraverso la Slovenia, risalendo la costa orientale del mare Adriatico.

Questo meraviglioso canide si porta dietro una cattiva fama, per molti versi immotivata. Viene spesso descritto come animale pavido, che si nutrie di carogne e vive nell’ombra in attesa di qualcosa o qualcuno da “rapinare”.

La sciacallo in realtà è un animale dalla spiccata socialità, vive in gruppi familiari molto coesi e affiatati, guidati da una coppia Alfa (l’unica riproduttiva). I branchi sono composti generalmente dalla coppia riproduttiva e dai cuccioli di quell’anno e talvolta, solo quando la disponibilità di cibo sul territorio lo consente, uno o due subadulti chiamati helpers (aiutanti). Gli helpers sono fondamentali per il branco, poiché aiutano la coppia alfa nella caccia, nella difesa del territorio e persino nell’allevamento dei piccoli: dati scientifici hanno evidenziato come nei branchi con helpers il tasso di mortalità dei piccoli sia decisamente inferiore.

Lo sciacallo dorato è sicuramente un carnivoro, ma al contrario di quel che si pensa non si nutre di sole carogne. È anzi un ottimo cacciatore, in grado di mangiare insetti, piccoli roditori e rettili, lagomorfi, uccelli e persino ungulati (in genere giovani o malati). La grande adattabilità di questa specie fa si che si possa nutrire anche di frutta, ortaggi, scarti di macellazione o di attività pastorale e in alcune situazioni fortemente antropizzate, persino di rifiuti.

L’aspetto che più mi ha affascinato, nel periodo in cui ho studiato questa specie, è sicuramente la sua grande capacità di comunicazione. Gli sciacalli infatti, essendo animali sociali, hanno sviluppato un sistema di comunicazione intraspecifico (all’interno della specie) molto complesso, che sfrutta sia il canale visivo che quello acustico. Quando gli sciacalli sono vicini e si possono vedere, sono in grado di comunicare attraverso la mimica della coda, del corpo e persino della faccia. Questa comunicazione è fondamentale per definire le posizioni gerarchiche e risolvere i conflitti in maniera non cruenta. Ancora più affascinante è sicuramente la comunicazione acustica: gli sciacalli possono comunicare in questa maniera i propri stati d’animo e le proprie necessità attraverso uggiolii, ringhi e latrati a corta distanza, ma soprattutto attraverso gli ululati a lunga distanza.

Gli ululati, in particolare, possono essere emessi da singoli o da gruppi: gli individui ululano singolarmente per contattare altri individui, mentre gli ululati di gruppo hanno una funzione di difesa territoriale e come di “inno”, per rafforzare i rapporti sociali all’interno del branco.

Perciò, se nel prossimo futuro vi capiterà di spendere qualche notte immersi nella natura dei boschi del triveneto, tendete le orecchie e incrociate le dite nella speranza di sentire, attraverso i brividi sulla schiena ancor prima che con le orecchie, un ululato corale di una famiglia di sciacalli dorati.