Sei stupido ma non lo sai

autore Stefano Dal Secco
data 13 Luglio 2016
discipline Intersezioni

David Dunning è professore di psicologia sociale alla Cornell University. Nel 1996 si imbatte nello strano caso di McArthur Wheeler, che a Pittsburgh aveva rapinato alcune banche in pieno giorno, a viso scoperto. Il motivo di questo suo poco prudente comportamento risiedeva nel fatto che Wheeler era certo che cospargersi il volto di succo di limone lo avrebbe reso invisibile alle telecamere di sorveglianza. Leggendo questa storia, Dunning venne fulminato da un’illuminazione: se Wheeler era troppo stupido per rapinare una banca, forse era anche troppo stupido per rendersi conto che era troppo stupido per rapinare una banca.

Questa buffa storia si trova in apertura di un’interessante serie di articoli intitolata “The Anosognosic’s Dilemma: Something’s Wrong but You’ll Never Know What It Is” (Il dilemma dell’anosognosico: qualcosa non va, ma non saprai mai di cosa si tratta) pubblicati nel 2010 sulle pagine del New York Times (1).

In realtà l’anosognosia è una seria (ed estremamente grave) patologia neurologica. Il grande neurologo e grande narratore Oliver Sacks la descrive così: “Per i pazienti che soffrono di alcune sindromi dell’emisfero destro del cervello (una particolare e specifica “anosognosia”) non è semplicemente difficile conoscere il proprio problema, è davvero impossibile. Ed è particolarmente difficile, anche per l'osservatore più sensibile, immaginare lo stato interiore di questi pazienti, perché la loro è una situazione lontana anni luce da qualunque cosa egli abbia mai conosciuto” (2).

Ancora più utile, per gli scopi del nostro ragionamento, è la semplice definizione che ne offre Wikipedia: “incapacità del paziente di riconoscere e riferire di avere un deficit neurologico o neuropsicologico […] il paziente non è consapevole del suo stato di malattia, manifestando invece la ferma convinzione di possedere ancora le capacità che in realtà ha perso in seguito a lesione cerebrale. Se messo a confronto con i suoi deficit, il paziente mette in atto delle confabulazioni oppure delle spiegazioni assurde, incoerenti con la realtà dei fatti”.

Dal momento che l’aspetto neurologico ci interessa solo come punto di partenza e non è al centro del ragionamento di oggi, torniamo al nostro ridicolo rapinatore di Pittsburgh. Nel 1999 il professor Dunning pubblica un articolo scientifico, che parte dalla vicenda di Wheeler (3): “Le persone incompetenti riguardo alle strategie da adottare per raggiungere appagamento e successo, portano su di sé un doppio fardello: da un lato arrivano a conclusioni errate e compiono quindi scelte sfortunate, dall'altro lato la loro incompetenza li priva della capacità di rendersene conto. Al contrario, come Wheeler, esse rimangono con l'impressione di aver agito nel modo corretto”.

Tutti gli studi di Dunning si concentrano sui meccanismi che mettiamo in moto quando prendiamo una decisione. Intervistato dal New York Times, dice: “le capacità di cui hai bisogno per fare la scelta giusta sono esattamente le stesse capacità di cui hai bisogno per giudicare se quella tua scelta sia giusta o meno”. Una lunga serie di esperimenti sono stati compiuti in questo senso, e si è notato che questo meccanismo è valido in moltissimi campi: logica, matematica, linguistica; in sostanza ogni qualvolta sia necessario operare una scelta.

Moltissimi studi di psicologia sottolineano il fatto che in buona sostanza noi vediamo sempre il mondo nel modo in cui preferiamo vederlo. Tuttavia, continua Dunning: “L'effetto Dunning-Kruger [chiamato così proprio dall’articolo ispirato dalla storia del rapinatore maldestro] suggerisce che dietro a questo fatto ci sta un problema. Non è una questione di volontà: anche se tu sei la persona più onesta e imparziale, continui comunque ad avere un problema, perché quando non sai le cose, non puoi sapere di avere questa deficienza. Nessuno di noi è bravo a riconoscere ciò che non conosce”.

Quindi, tiriamo le somme: ci sono cose che ognuno di noi conosce; poi ci sono cose che ognuno di noi sa di non conoscere (che so, la temperatura di fusione del tungsteno, il numero di atomi nell’universo), e su queste possiamo cercare informazione o girare il quesito a qualcuno che ne sa più di noi; e infine ci sono le cose che non sappiamo di non sapere (ma su queste ovviamente non possiamo chiedere informazioni, proprio perché non sappiamo di non saperle).

Forse qualcuno avrà già sospettato dove stiamo andando a parare. Per gli altri ecco, ci arriviamo subito. È sempre Dunning a parlare: “La gente pensa: non possiamo essere così stupidi, altrimenti la nostra specie sarebbe stata spazzata via un bel po' di tempo fa”. Ma ovviamente questa affermazione è sbagliata, perché non siamo poi in effetti così stupidi. Evoluzionisticamente abbiamo bisogno di mangiare per arrivare a domani, e poi dopodomani, finché non abbiamo l’opportunità di riprodurci. Questo sta scritto dentro la nostra informazione genetica, e per fare questo non occorre nessuna laurea in fisica delle particelle.

Troppo poche migliaia di anni sono trascorse infatti da quando il problema era non farsi sbranare, mettere insieme il pranzo con la cena e accaparrarsi la femmina col migliore corredo genetico della zona. Non ci siamo ancora geneticamente evoluti per andare all’università, guidare un razzo spaziale o compilare una dichiarazione dei redditi. Eppure qualche umano lo fa. Magari un giorno questo umano, che ha studiato un po’ più degli altri, avrà dei figli che ne sapranno ancora un po’ più di lui. E alla fine, dopo un bel po’ di secoli, i figli dei figli dei figli saranno geneticamente predisposti a votare nella maniera più sensata e accorta in occasione di elezioni e referendum.

Forse. Perché invece può anche darsi che quelli che hanno studiato non facciano figli, perché continuano ad avere un contratto da ricercatore precario all’università e non riescono a comprarsi un appartamento dove farli crescere, i figli. E se ci riuscissero, tra mille sacrifici … forse consiglieranno ai propri figli di imparare a fare l’idraulico.

Siamo proprio sicuri che “non possiamo essere così stupidi” da venire spazzati via? da spazzarci via da soli? Vi lascio con il mio solito Barack Obama, che parla ai diplomati del 2016: “Da dove viene tutta questa pressione anti-intellettuale? In politica, come nella vita, l'ignoranza non è una virtù. Non fa figo non sapere di cosa state parlando. Quando gli esperti vengono messi da parte solo perché fanno parte dell'elite, allora abbiamo un problema. È interessante questo fatto: quando ci ammaliamo, vogliamo che i medici che ci curano siano andati all'università, che sappiano di cosa stanno parlando; quando saliamo su un aereo, ci piace essere certi che il pilota sia in grado di guidare quell'aereo. Negare i fatti, negare la ragione e negare la scienza … questa è la strada verso il baratro”.

NOTE

(1) Errol Morris, The Anosognosic’s Dilemma: Something’s Wrong but You’ll Never Know What It Ishttp://opinionator.blogs.nytimes.com/tag/anosognosics-dilemma , June 2010

(2) Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Milano, Adelphi, 1986

(3) Justin Kruger and David Dunning, “Unskilled and Unaware of It: How Difficulties of Recognizing One’s Own Incompetence Lead to Inflated Self-assessments”, Journal of Personality and Social Psychology, 1999, vol. 77, no. 6, pp. 1121-1134.