Passeggiando sopra un lago d’erba

autore Manuela Rossi
data 3 Febbraio 2016

Proprio qualche giorno fa mi è tornato alla mente un episodio legato alla mia infanzia. Provengo da una famiglia di agricoltori e i miei ricordi di bambina sono imprescindibilmente legati a quell’ambiente contadino. Fra i tanti personaggi improbabili che coloravano la vita e le storie di quel mondo un posto particolare, nei miei ricordi, lo occupa il rabdomante di Osoppo.

Non ho mai avuto idea di chi fosse, da dove venisse o se le sue millantate doti derivassero da tradizione familiare o fossero una sua personale trovata, ma ancor oggi è una figura che mi torna in mente e mi fa sorridere. Questo stravagante signore – che nel mio immaginario è sempre stato vecchio e curvo di schiena, coi vestiti lisi, lo sguardo bieco e, chissà perché, una scarsa igiene personale – veniva chiamato in occasione dello scavo dei pozzi di irrigazione. Sotto compenso, metteva a disposizione degli ingenui proprietari terrieri i suoi “attrezzi del mestiere”, pendolo o bastone contorto, per individuare il punto ideale in cui scavare per trovare l’acqua. Ovviamente queste sue capacità, sembra scontato sottolinearlo, non erano supportate da alcuna evidenza scientifica (piuttosto da una furberia da saltimbanco) eppure anche fino a qualche decennio fa in molti si affidavano a questo personaggio proverbiale e infallibile.

Durante la mia infanzia certo non lo sapevo, ma con gli anni ho imparato che, per la sua origine geologica, la piana di Osoppo “galleggia” su un enorme lago sommerso. Quindi forse, penso oggi, a piantarvi cannucce a casaccio otterremmo anche noi lo stesso successo di quel furbacchione. D’accordo, forse è un tantino esagerato, ma il fatto è che mi affascina l’idea di un enorme lago che in soli 10.000 anni è stato progressivamente interrato dalle ghiaie del Tagliamento e si è trasformato in questa variegata pianura, intensamente coltivata, che racchiude tanti rilevanti aspetti naturalistici.

Maschio di Averla (Lanius Collurio)

Se volete fare una passeggiata in quest’area, immaginando che state “camminando sulle acque”, non ho un sentiero o un itinerario preciso da consigliarvi. Credo che il modo migliore per visitare i campi di Osoppo sia quello di perdersi un po’ tra le tante strade poderali che fanno da trama e ordito al lenzuolo dei campi.

Che ci andiate a febbraio o ad agosto poco importa: non c'è prato, siepe o boschetto che non abbia regali per chi ha un minimo di spirito di osservazione. Se mirate ai grossi avvistamenti tenetevi pronti a spuntare dalla lista il Capriolo, che immancabilmente vi attraverserà il cammino. In primavera, un’osservazione più raffinata e dalle atmosfere un po’ pulp, potrebbe coinvolgere l’Averla piccola. Il nome scientifico di questo passeriforme dall’apparenza innocua cela la sua inaspettata natura: Lanius in latino significa infatti “macellaio”. L’Averla è un predatore, ma non è un rapace; è sprovvista di artigli, e per ovviare a tale mancanza è solita infilzare le prede (lucertole o grossi insetti) tra le spine delle siepi per trattenerle e consumarle in seguito, con tranquillità. Magari non vedrete lei “in persona", ma se vi imbattete in questo macabro scenario saprete a chi attribuirne il merito.

La fauna è quindi ricca, ma i campi di Osoppo sono noti ai più per la numerosa presenza di orchidee. Da aprile a luglio potete contarne 29 specie diverse (quasi la metà di quelle conosciute in tutta la nostra regione). Le orchidee hanno una particolarità: essendo piuttosto sensibili ai cambiamenti ambientali, non amano affatto traslocare dal loro prato al vostro giardino (un’azione peraltro “sconsigliata” anche dalla legge). Sono invece un po’ vanesie, e ben si prestano a servizi fotografici.

Se all’arabesco preferite invece la quantità, le fioriture dei prati stabili a maggio vi lasceranno di stucco. Queste distese erbose rappresentano veri e propri serbatoi di biodiversità, e sono intimamente legate all'attività dell'uomo: sono ancora qui perché qualcuno le ha falciate e curate per decine e decine di anni (si stima che per ricreare un prato stabile siano necessari non meno di due secoli di cure).

Non ci resta dunque che attendere il primo tiepido sole pre-primaverile e riprendere a “camminare sulle acque” passeggiando per la piana di Osoppo. Chissà chi vi incontreremo ... un killer alato o i resti delle sue prede, un agricoltore intento a fare il primo fieno di un progetto di prato che verrà pronto tra qualche secolo o magari lo spettro del rabdomante di Osoppo, quella strana creatura a metà strada tra ciarlatano e stregone di provincia.