Migrare per vivere

autore Andrea Caboni
data 28 Ottobre 2016

Mentre scrivo mi trovo nell’aeroporto di Treviso, in attesa del volo per Cagliari. È una tratta che faccio una volta al mese circa, per motivi di lavoro. Mentre cerco ispirazione per questo articolo, il mio “vicino di attesa” sta leggendo un articolo che s’intitola “Eccezionale ondata migratoria nel mediterraneo: 4000 sbarchi in Sicilia”. L’articolo è uno dei 1000 a cui ci siamo assuefatti in questi ultimi tempi. Ma la mia parte razionale mi suggerisce di provare a proporvi un approfondimento sul fenomeno della migrazione … biologica, naturalmente.

In natura la migrazione, intesa come lo spostamento di un individuo o di un gruppo di individui dal territorio di nascita verso altri territori, è un fenomeno abbastanza comune. Esistono insetti migratori, crostacei migratori, pesci migratori, rettili migratori, mammiferi migratori e naturalmente uccelli migratori.

Tra gli insetti migratori, un posto di rilievo, per spettacolarità e per numero di esemplari coinvolti, lo ricopre di certo la farfalla monarca (Danaus plexippus): milioni di esemplari di questa specie infatti compiono annualmente un’epica migrazione dalle Montagne Rocciose (USA) fino al Messico, che dura circa 6 mesi. Questa migrazione appare per certi versi ancora misteriosa, ma sembra che le farfalle si prendano la briga di compiere questa impresa al limite dell’impossibile perché spinte dal freddo. Migrano quindi per trovare condizioni ambientali migliori.

Meno conosciuta, ma altrettanto spettacolare, è la migrazione di alcuni crostacei come granchi, gamberi e aragoste, che periodicamente si spostano in acque profonde per deporre le uova. Le larve di questi animali sono per un breve periodo planctoniche (cioè vivono in sospensione nell’acqua) per poi stabilirsi sul fondo. Dopo un periodo che varia da specie a specie, si stabiliscono in acque basse e ricche di cibo, e qui divengono individui adulti. I crostacei pertanto generalmente migrano per garantire alla propria prole un luogo migliore in cui nascere.

Ben più famosa e chiacchierata è sicuramente la migrazione dei salmoni. Questi pesci possono compiere migrazioni di oltre 5.000 chilometri, abbandonando le acque dell’oceano dove vivono, per risalire fiumi e torrenti e raggiungere i luoghi dove anche loro erano nati e deporre a loro volta le uova. Anche in questo caso, il motivo per cui dei pesci si cimentino in questa immane impresa è un mistero, anche se gli studi più recenti sembrano concordare nel riconoscere ai salmoni la capacità di riconoscere, attraverso un olfatto sviluppatissimo, le tracce chimiche – nell’acqua e nell’ambiente circostante – lungo il percorso che da giovani li aveva condotti al mare. Memorizzando un preciso percorso olfattive sono quindi in grado di percorre all’indietro il percorso, anche dopo anni.

Anche le tartarughe marine sono grandi migratori, creando delle precise rotte oceaniche, tra siti di alimentazione, di svernamento e di riproduzione. Le tartarughe marine sono solite effettuare migrazioni verso acque più calde in inverno, mentre gli adulti migrano verso i siti di nidificazione durante la stagione riproduttiva. Pertanto questi magnifici rettili marini migrano per svariati motivi: per trovare cibo, per termoregolarsi e per raggiugere siti idonei alla procreazione.

Ancora, migrazioni spettacolari sono quelle dei grandi erbivori nella savana africana tra il Serengeti (Tanzania) e il Masai Mara (Kenya). Questa migrazione, immortalata da numerosi documentari e reportage, coinvolge ogni anno oltre un milione di animali, che si spostano, seguendo il ciclo delle stagioni delle piogge, in cerca di pascoli freschi e di acqua.

E infine, come tutti sanno, esistono gli uccelli migratori alcuni dei quali, come le Sterna paradisaea, sono degli stakanovisti della migrazione, viaggiando per oltre 70.000 km, dall’Artide all’Antartide inseguendo cibo e condizioni climatiche favorevoli alla riproduzione.

Anche le popolazioni umane, ai loro albori, erano migratorie e ancora oggi esistono popoli che conducono una vita nomade, come i tuareg e i sami.

Pertanto, che si parli di pesci, uccelli, crostacei o mammiferi (uomo compreso), di eccezionale nelle migrazioni c’è veramente poco, perché tutti gli esseri viventi, in carenza di cibo, di sicurezza o per condizioni ambientali avverse, se ne hanno la possibilità, si spostano per cercare un posto migliore, per sé stessi e per la propria prole.