L'isola dei giganti e quella dei nani

autore Andrea Caboni
data 7 Aprile 2017

Cos’hanno in comune le testuggini delle Galapagos, i draghi di Comodo, il sambar delle Filippine, il kakapo della Nuova Zelanda, il cervo sardo e tutti i vari elefanti nani (fossili) trovati in diverse parti del Mediterraneo?

In realtà molto poco, da un punto di vista parentale e filogenetico, ma tantissimo dal punto di vista ambientale ed evolutivo: sono tutte specie animali (viventi o estinte) che vivono o hanno vissuto su isole medio-piccole.

L'effetto dell'insularità sulle specie animali – già intuito da Darwin durante il suo viaggio intorno al mondo a bordo del Beagle – venne poi esplicitata da Foster nel 1964 che la chiamo regola dell'insularità. Questa sosteneva che i membri di una specie tendono ad aumentare o diminuire le proprie dimensioni nel tempo a seconda delle risorse a disposizione. Foster aveva infatti osservato come alcune specie animali presenti sulle piccole isole fossero in realtà delle “copie” ingrandite o rimpicciolite di specie animali analoghe presenti sui continenti più vicini alle isole in questione. Pertanto, secondo il biologo, questa variazione di dimensioni dipendeva principalmente dalla disponibilità di risorse alimentari. In realtà, come sempre capita in natura, la relazione tra dimensioni delle specie e disponibilità alimentare pare non sia così lineare. Altri importanti studiosi come MacArthur e Wilson si appassionarono ai giganti e ai nani delle isole, e dai loro studi è emerso che le cause che portano a tartarughe e lucertole giganti, a cervi ed elefanti nani, sono molteplici.

Pare infatti che il nanismo di alcune specie, più che alle limitate risorse alimentari sia dovuto a limiti genetici delle popolazioni: vivere su piccole isole in cui i fondatori sono stati spesso solo pochi esemplari, favorisce la comparsa di difetti genetici e così esemplari di dimensioni ridotte.

Al contrario il fenomeno del gigantismo insulare, più che alla disponibilità alimentare, pare sia legata all'assenza di predatori e/o di competitori diretti. Per questo alle Galapagos e alla Seychelles, arcipelaghi in cui non esistono mammiferi erbivori di grandi dimensioni, si sono potute evolvere delle testuggini giganti; mentre sulle isole Comodo dove non esistono predatori di grandi dimensioni, i varani hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli, che hanno fatto loro guadagnare l'appellativo di “draghi” oltreché il vertice della catene alimentare.

Molti animali giganti e nani sono stati portati rapidamente all'estinzione quando sulle loro remote isole sono arrivati i navigatori occidentali, che di tartarughe giganti, pappagalli inabili al volo e altri casi simili facevano razzia per riempire le cambuse delle navi.

È questo anche il caso del dodo, uno delle specie estinte più conosciute: il dodo, un parente gigante dei colombi, inabile al volo proprio a causa del suo peso, divenne una facile preda per i primi coloni delle isole Mauritius.

Pertanto, proprio come nelle favole, sia nei confronti dei giganti che dei nani, pare siano sempre gli uomini ad avere la meglio. Così come per tutte le altre specie sul pianeta. Purtroppo, in questo come in molti altri casi, non pare però che la favola abbia un lieto fine.