La religione come parto dell'immaginazione

La religione come parto dell'immaginazione
autore Pierluigi Centore
data 9 Marzo 2015

Mi capita di tanto in tanto di riflettere sul significato della frase simbolo delle lotte studentesche che hanno segnato gli anni 60/70: "l'immaginazione al potere". Fu il filosofo e politologo tedesco Herbert Marcuse a sostenere l'idea che per andare oltre il modello di società vigente, nulla più potessero ragione e linguaggio e che solo fantasia ed inventiva costitutissero la chiave di volta del cambiamento.

Personalmente credo che l'immaginazione sia al potere da quando l'uomo ha iniziato a scalfire la roccia con disegni sofisticati e a seppellire i morti assieme ad oggetti del quotidiano, mostrando così di credere in una vita oltre la vita, fino ad arrivare al suo più importante ed imaginifico traguardo: la religione.

Sono d'accordo con quanto affermato dall'antropologo Maurice Bloch, (1) il quale è convinto che una volta evolutasi la necessaria architettura del cervello che ci permette di pensare a mondi ultraterreni o a esseri e cose che non esistono fisicamente o che vivono oltre la morte, una volta ottenuto tutto questo è facile avere accesso ad una forma di interazione e condivisione tra comunità che lui chiama "trascendente sociale", in grado di unire nazioni, clan o anche elementi immaginari, come i defunti; e tutte le religioni moderne abbracciano questa idea di società che include vivi e morti. La religione è l'unica in grado di formare legami tra viventi e non viventi, persone distanti o sistemi di valori.

Secondo Bloch, ciò che è richiesto affinchè tutto questo possa realizzarsi, è l'abilità di vivere in gran parte nella fantasia e nell'immaginazione. I fenomeni di tipo religioso sono una parte inseparabile della capacità chiave degli umani moderni e cioè quella di pensare ad altri mondi, una condizione che Bloch sostiene essere il fondamento della socialità.

Per concludere con le sue parole: "Una volta che ci saremo resi conto di questa onnipresenza dell'immaginario nel quotidiano, non rimarrà nulla di speciale che possa spiegare la religione".

 

(1) Maurice Bloch, Why religion is nothing special but is central, Philosophical Transactions B, 2008