La poiana di Harris
Una famiglia contro natura

autore Andrea Caboni
data 4 Febbraio 2016
discipline Ecologia / Etica / Etologia
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La femmina della Poiana di Harris (Parabuteo unicinctus) usualmente si accoppia con 2 o più maschi a cui lascia anche l’onere della cova e dell’allevamento dei piccoli.

La mia coscienza di naturalista è in questi giorni profondamente turbata dall’utilizzo ricorrente della definizione di “famiglia contro natura” per definire le forme di aggregazione sociale che divergerebbero dalla “famiglia tradizionale”. In quest’ottica mi sono sentito in dovere di fare una breve analisi di come (in natura, appunto) gli animali risolvono con successo, e da migliaia di anni, l’annoso problema dell’organizzazione di un nucleo familiare efficiente e biologicamente adattativo.

Per prima cosa sono costretto a sottolineare come la monogamia, che si associa alla famiglia tradizionale umana, non sia poi così “naturale”, se si considera che meno del 10% dei mammiferi la applica. La situazione sembrerebbe più rosea tra gli uccelli, dove sembrava che più del 90% delle specie siano monogame; studi successivi di genetica hanno tuttavia confutato anche questo dato: studi effettuati sui nidi di specie notoriamente monogame come cigni, capinere e passerotti, hanno evidenziato come spesso le nidiate non abbiano lo stesso padre.

La poligamia invece è molto ben diffusa nel mondo animale: i mammiferi sono spesso poliginici (un maschio si accoppia con più femmine) e le cure parentali sono competenza di gruppi familiari composti da sole femmine. I piccoli di cinghiale, stambecco ed elefante (solo per dirne alcuni) non rimangono traumatizzati dall’assenza del padre e crescono in gruppi familiari coesi che li “educano” e li proteggono fino alla maturità. Tra i cervi è stato addirittura accertato che l’allattamento può essere effettuato anche da femmine, appartenenti allo stesso gruppo familiare, diverse dalla madre biologica.

Anche la poliandria (una femmina che si accoppia con più maschi), seppur meno frequente è ben rappresentata in natura: mamma orsa la pratica spesso per ridurre l’aggressività dei grossi maschi, e in seguito alleva cucciolate di fratellastri come una perfetta mamma single. La femmina di Poiana di Harris (Parabuteo unicinctus), un rapace americano, usualmente si accoppia con 2 o più maschi a cui lascia anche l’onere della cova e dell’allevamento dei piccoli in un nido comune. In questo caso la famiglia che si occupa dei piccoli è una affiatata coppia (o trio) “omogenitoriale” che difende il nido, caccia e sfama i piccoli andando d’amore e d’accordo, mentre la femmina, più grossa e indipendente, continua a difendere il territorio.

I piccoli di cinghiale non rimangono traumatizzati dall’assenza del padre

Nel mondo animale non mancano neanche i casi di “utero in affitto” (sorvoliamo sul fatto che le specie in questione non abbiano un utero). Diverse specie di uccelli limicoli, come il Piro-piro maculato (Actitis maculiaria), hanno un sistema riproduttivo in cui la femmina “abbandona” le proprie uova nel nido di più maschi, con cui si accoppia promiscuamente, e lascia la sorte dei piccoli interamente nelle zampe (e nei becchi) dei solerti padri che curano il nido. Emblematico infine è il caso del cuculo: entrambi i genitori sono “degeneri” e l’uovo viene depositato direttamente nel nido di genitori di specie differenti, che (ingannati) accudiscono con amore il piccolo figlio “adottivo”, quasi sempre a discapito dei propri.

Se poi pensiamo ai gruppi sociali in cui gli animali vivono la maggior parte della loro vita, scopriamo che molti branchi, stormi e mandrie sono prevalentemente composti da esemplari dello stesso sesso per gran parte dell’anno, e l’incontro con l’altro sesso è strettamente finalizzato a un breve accoppiamento che tuttavia non porterà mai alla creazione di una “famiglia tradizionale”.

Benché ciascuno abbia le proprie convinzioni, noi, in quanto scienziati, crediamo che un fatto rimanga un fatto, e la natura, con le sue regole, non possa essere piegata o stravolta solo per il tornaconto della propria fazione. È perciò inappropriata la definizione di “contro natura” riferita a un qualsiasi tipo di famiglia umana, almeno da un punto di vista strettamente ecologico: il regno animale, come abbiamo visto, ha già sperimentato tutte le “famiglie” possibili.