Ho sognato di orsi e di uomini

autore Andrea Caboni
data 28 Luglio 2017
discipline Ecologia / Etica / Etologia
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Foto di Andrea Caboni, durante l'attività "Tre giorni con l'orso"

L’altra notte, prima di dormire, ho letto diversi interventi, più o meno informati e sensati, relativi allo “scontro” avvenuto in Trentino tra un orso e un uomo che frequentava il bosco con il suo cane (la cronaca narra che questi ultimi due abbiano avuto la peggio … per ora).

Mi sono addormentato mentre leggevo e ho passato una notte agitata, non so bene se per il disaggio che da tecnico provo ogni volta che la gestione faunistica salta agli onori della cronaca stimolando i commenti di chiunque si sente in dovere di dire la propria opinione (quasi sempre poco informata), o se invece a causa della pizza peperoni e gorgonzola che avevo mangiato a cena.

Fatto sta che ho sognato. Ho sognato come di rado mi capita. Ho sognato di orsi e di uomini e di un posto in cui avevano imparato a convivere.

Nel sogno partivo con un piccolo gruppo, 16 persone, alla volta della Slovenia.

Quattordici persone erano arrivate da varie parte d’Italia per vedere gli orsi. Poi c’ero io in qualità di faunista e un amico fotografo, ad accompagnare quel gruppo strampalato ma da subito affiatato e divertente.

I tre giorni, nel sogno, sono andati via in un soffio. Abbiamo cercato le tracce dei plantigradi, ne abbiamo visto le cacche (fatte, per gli addetti ai lavori) e abbiamo descritto accuratamente al gruppo le caratteristiche biologiche, ecologiche e comportamentali degli orsi nel loro ambiente.

Di pomeriggio, la cosa più affascinante: le persone, accompagnate da cacciatori (lautamente pagati) si appostavano su delle altane (piccole casette di legno, spesso posizionate in cima agli alberi) e aspettavano con le orecchie tese e il cuore a mille il tramonto, nella speranza di avvistare (in piena sicurezza) almeno un orso.

Il sogno era un bel sogno, perciò tutte le persone del gruppo hanno visto più di un orso, molti hanno visto addirittura delle femmine con i cuccioli e hanno potuto documentare l’eccezionale incontro con macchine fotografiche e telefonini (sì, purtroppo i cellulari esistono anche nei sogni!).

La cosa sconcertante del sogno era tuttavia un’altra: cacciatori, albergatori, ristoratori e praticamente tutti gli “indigeni” che incontravamo, ci raccontavano di essere felici che nei loro boschi ci fossero gli orsi. Dicevano che la loro era una convivenza pluricentenaria, e che ultimamente era ancora meglio perché i turisti amanti della natura erano disposti a fare lunghi viaggi e pagare somme importanti pur di vedere gli orsi nel loro ambiente naturale.

Quando, sempre nel sogno, abbiamo chiesto se ci fossero degli incidenti tra uomini e orsi, ci risposero di sì, ma solo di tanto in tanto. Ci spiegarono che tutti in quella zona, sin da piccoli, erano abituati a convivere con gli orsi; a tutti veniva insegnato, già in famiglia, come approcciarsi al potenziale pericolo, né più né meno di come si insegna ai bambini ad attraversare la strada o a non dare confidenza agli sconosciuti.

Andando più a fondo, ci spiegavano con estrema tranquillità che in quei boschi, così ricchi di plantigradi, un certo numero di orsi veniva abbattuto ogni anno (nell’ambito di un contenimento della popolazione concordato addirittura con la Comunità Europea) e che se un orso per caso si manifestava aggressivo o arrecava troppi danni finiva in cima alla lista dei cattivi (in fin dei conti anche i criminali umani vengono rimossi dalla società per preservare la tranquillità della stessa, no?).

Stupiti, chiedevamo cosa dicesse l’opinione pubblica. Rispondevano che l’opinione pubblica non si occupa di problemi tecnici: da loro esisteva un team di esperti (che lavoravano con i plantigradi da un vita) che in caso di criticità o di problemi, si riunisce e decide cosa è meglio fare per le due popolazioni (intendevano la popolazione ursina e la popolazione umana). L’opinione pubblica in generale era contenta sia di avere gli orsi (il giro di affari che ci girava intorno non era mica da ridere) che di avere degli esperti pronti a intervenire in caso di problemi tra i plantigradi e i residenti umani.

Ci dicevano infine che tutto questo lo chiamavano: “Gestione del patrimonio faunistico” o più in generale “Gestione del patrimonio ambientale” e che lo ritenevano un buon metodo per conservare sia il patrimonio ambientale che gli interessi dei residenti nell’area.

L’indomani mi sono svegliato stravolto. Per fortuna tutto era come il giorno prima: al telegiornale gli animalisti scandivano “Nessuno tocchi l’orso!”; il politico di turno suggeriva di rinchiudere tutti gli orsi (e probabilmente anche chi li difende) in un bel recinto e far pagare un biglietto per vederli; i cacciatori e gli ambientalisti si davano battaglia su chi fosse più virtuoso nell’approcciarsi all’ambiente … insomma la cara vecchia bagarre all’italiana!

Vi confido però, che essendo io un sognatore, spero ogni tanto che il mio sogno si avveri: non sarebbe bellissimo vivere in un posto in cui uomini e grandi carnivori vivono fianco a fianco? In cui gli esemplari più aggressivi delle due popolazioni vengono rimossi nel nome dell’interesse comune? In cui un giudizio etico in nessun modo può inficiare un parere tecnico? E soprattutto non sarebbe bellissimo vivere in un posto in cui gli uomini traggono vantaggio morale ed economico dal conservare le ultime popolazioni di grandi carnivori europei?

In fin dei conti questo sogno ha due modi per essere realizzato: impegnandoci in un processo civile, serio e partecipato di educazione e informazione dedicato alla convivenza con i grandi carnivori; o più semplicemente spendendo qualche centinaio di euro per andare a comprarlo (come abbiamo fatto noi) per almeno un weekend in Slovenia!