Giardiniere, paesaggista e allevatore: il lupo

autore Andrea Caboni
data 9 Settembre 2016
discipline Ecologia

Il lupo è forse la specie animale più chiacchierata che conosciamo: nel corso di millenni è stato perseguitato e definito cattivo, feroce, codardo, assassino, mangiauomini, sterminatore di greggi, incarnazione del demonio … e la lista di terribili epiteti sarebbe ancora lunghissima.

Queste definizioni rispecchiano più il nostro classico desiderio di umanizzare gli altri animali, piuttosto che le caratteristiche reali della specie. Tuttavia ho deciso di “stare al gioco” e provare a descrivervi alcune caratteristiche ecologiche della specie utilizzando a mia volta un punto di vista strettamente antropocentrico.

Partirei allora col definire i lupi dei buoni giardinieri. Come evidenziato dagli studi svolti nel parco di Yellowstone in USA (dove sono stati reintrodotti nel 1995) i lupi hanno direttamente contribuito a creare le condizioni per far prosperare le piante nel loro “giardino” (il territorio del branco). Vi starete chiedendo in che modo i lupi si sono presi cura della vegetazione? Semplicemente facendo i lupi e cacciando le specie di erbivori (come i cervi wapiti) che in mancanza dei loro predatori naturali possono vivere ad altissime densità di popolazione, con conseguente eccesso di pascolo dei territori, e sparizione delle essenze botaniche più appetibili.

Gli studi svolti nello Yellowstone hanno dimostrato come, prima della reintroduzione dei lupi, alcune specie arboree, come i pioppi e i salici, soffrissero per l’eccessivo pascolamento da parte dei cervi wapiti, che ne impedivano la normale rigenerazione forestale. Con il ritorno dei lupi invece la situazione è notevolmente migliorata e i pioppi, ad esempio, sono tornati ad essere numerosi. Un dato ancora più interessante è poi il fatto che il numero totale della popolazione di cervi non è affatto diminuito, ma è al contrario aumentato. Com’è possibile? Succede perché i lupi predano alcuni cervi, indubbiamente, ma soprattutto ne modificano radicalmente il comportamento. I cervi infatti, in presenza di un predatore quale il lupo, sono costretti a una maggior vigilanza, quindi a un incremento dei loro movimenti, quindi a una crescita di dimensioni del loro territorio. Vale a dire che la diminuzione dell’impatto della popolazione dei cervi sulla vegetazione non è tanto legata alla riduzione del loro numero in assoluto, quanto al fatto che i cervi sono costretti a distribuire il loro impatto su aree molto più ampie, dal momento che il lupo li sta inseguendo.

E non finisce qui. La maggiore rigenerazione dei pioppi e di altre essenze porta con sé una serie impressionante di altri cambiamenti legati tra di loro, tra cui ad esempio: maggior disponibilità di cibo per i castori; aumento dei castori e delle loro dighe; aumento delle zone umide create dai castori; conseguente aumento di tutte le essenze che vivono nelle zone umide; conseguente aumento di tutte le specie che si nutrono di tali essenze; e così via lungo la cosiddetta “cascata trofica”. La maggior presenza di alberi e arbusti sulle rive dei fiumi, di dighe e di zone umide, ha anche un effetto sul dilavamento dovuto ai fiumi, che viene ridotto. In tutto questo susseguirsi di eventi, l’intero paesaggio dello Yellowstone è stato rimodellato, dalla presenza dei lupi. Per questa ragione, in una visione antropocentrica, come dicevamo, il lupo è sicuramente un raffinato paesaggista.

Ma ancora una volta, non è finita! Il lupo è anche un “paladino” dei piccoli animali e un “allevatore”. In seguito alla reintroduzione dei lupi, sono aumentate le popolazioni di diverse specie di insetti, micro mammiferi, parecchie specie di uccelli, i castori, i topi muschiati, le anatre, i pesci, oltre a rettili e anfibi. Il lupo infatti, come ogni bravo allevatore, fornisce a queste specie nutrimento e riparo, dal momento che favorisce l’aumento delle specie botaniche e quindi il moltiplicarsi degli habitat e la possibilità di reperire cibo e riparo. Inoltre la presenza del lupo ha come conseguenza il contenimento numerico e il cambio di comportamento di altri predatori, ad esempio i coyote, specie che in assenza del lupo aveva avuto una vera e propria esplosione demografica, con conseguente importante aumento delle predazioni su gran parte degli animali appena elencati; coyote che, in seguito al ritorno del lupo, non possono più cacciare indisturbati, ma devono fare attenzione a non essere cacciati a loro volta.

Anche i carnivori (ad eccezione dei coyote) hanno avuto benefici con il ritorno dei lupi: mustelidi, volpi e tassi hanno trovato più prede; aquile calve, corvi e gazze hanno trovato anche un maggior numero di carcasse (predate dai lupi); addirittura i Grizzly, grazie alla nuova abbondanza di cespugli, in autunno hanno avuto a disposizioni più bacche, fondamentali per prepararsi al letargo. Quindi ecco confermato che il lupo è anche un “allevatore” di altre specie animali, anche se (proprio come gli allevatori) una parte di ciò che alleva, la utilizza per il proprio sostentamento.

Uno degli aspetti più interessanti di questo lupo multitasking è che, in realtà, tutti questi effetti benefici non erano stati assolutamente previsti, da chi aveva deciso di reintrodurre i lupi nello Yellowstone, nel 1995.

Per chiudere: i dati hanno evidenziato come il lupo sia riuscito a modificare la geografia fisica del Parco Nazionale di Yellowstone, cioè un’area vastissima.  Solo la specie uomo ha un impatto più importante (e generalmente, molto più negativo) sul proprio habitat.

Recentemente in molti stati è stata riaperta la caccia al lupo o si sta pensando di farlo. Ci permettiamo, in merito a ciò, di far notare come la conservazione del lupo non sia solo un dovere nei confronti delle generazioni future e del patrimonio ambientale che lasceremo in eredità, ma è soprattutto un’occasione per imparare come un “super predatore” (quale noi siamo a tutti gli effetti) possa anche avere un impatto positivo sull’ecosistema che lo ospita. 

NOTE