Gerridi stupratori contro gerridi gentiluomini

autore Stefano Dal Secco
data 23 Marzo 2016
discipline Biologia / Etologia

Avrei dovuto iniziare questo intervento con una definizione di “sociobiologia”, ma siccome questo termine fa più paura del necessario (non è fisica quantistica, vi assicuro), parto annunciando che andremo a raccontare di un paio di esperimenti che indicano come i gentiluomini hanno la meglio sugli stupratori, in linea di massima.

I gerridi sono degli insetti straordinariamente adattati, che si sono evoluti riuscendo a “pattinare” sulla superficie dell’acqua. Le zampe anteriori e quelle posteriori, estremamente idrorepellenti, fungono da galleggianti, mentre quelle centrali lavorano come dei remi. La loro capacità di galleggiamento è talmente ben sviluppata che riescono a portare oltre 15 volte il loro peso senza affondare.

La cosa che però ci interessa è che possiedono delle forme di interazione sociale piuttosto sviluppate. In particolare i maschi hanno un’aggressività molto variabile nei confronti delle femmine. In altre parole: vi sono maschi che cercano di accoppiarsi con le femmine a prescindere dal loro consenso (noi diremmo “stupratori”) e altri che invece si accoppiano solo con le femmine che li vengono a cercare, fornendo quindi il loro consenso (“gentiluomini”).

Alcuni esperimenti hanno analizzato le interazioni tra femmine, maschi “stupratori” e maschi “gentiluomini” all’interno dei gruppi di gerridi. Se in un gruppo si trovano maschi dei due tipi, al momento dell’accoppiamento gli stupratori hanno subito la meglio. Quello che però succede è che gli stupratori, con il loro comportamento, hanno anche impedito alle femmine di nutrirsi adeguatamente e la conseguenza è che tali femmine depongono un minor numero di uova (la proporzione in questo caso è importante, dal momento che le poche femmine fecondate dai gentiluomini depongono circa il doppio delle uova delle compagne stuprate).

La riflessione in prospettiva evoluzionistica, allora ci dice alcune cose: 1) se quelli dei gerridi fossero dei gruppi assolutamente chiusi (nessuno entra o esce) vincerebbero rapidamente gli stupratori (questa si chiama selezione intra-gruppo, cioè competizione tra individui all’interno di un gruppo) portando alla scomparsa dei gerridi gentiluomini; 2) se invece i gruppi fossero omogenei, cioè in un gruppo vi fossero solo gentiluomini, in altri solo stupratori, vincerebbero facilmente i gruppi composti da gentiluomini (selezione inter-gruppo, cioè competizione tra i vari gruppi).

Nella realtà i gruppi sono misti e gli insetti vi entrano ed escono, perciò quello che succede è che convivono, in proporzioni variabili, maschi dei due tipi differenti, nello stagno.

La vulgata vuole che nel processo della evoluzione per selezione naturale “vinca il più forte” (in realtà a vincere è “il più adatto”). Ma ovviamente le cose non vanno proprio così. Uno dei quesiti più interessanti della biologia degli ultimi decenni è proprio quello relativo all’altruismo. Perché ci sono i “buoni”? Perché non sono ancora stati sopraffatti dagli egoisti? E meglio ancora: esiste davvero il concetto di “altruismo” in natura o alla fin fine, dietro a tutto, c’è sempre il solito “gene egoista”?

La storia dei gerridi ci mostra come, dentro a uno stagno, si realizza quella che il grande E.O. Wilson ha dato come definizione della sociobiologia: “All’interno di un gruppo l’egoismo batte l’altruismo. I gruppi altruisti battono i gruppi egoisti. Fine della storia”.

NOTE

Wilson, D.S. e Wilson, E.O., Rethinking the Theoretical Foundation of Sociobiology, in “Quarterly Review of Biology”, LXXX, 2007, pp. 327-48.

Eldakar, O.T. et al., Aggressive Mating as a Tragedy of the Commons in a Water Strider Aquarius Remigis, in “Behavioral Ecology and Sociobiology”, LXIV, 2009, pp. 25-33.