Fuga preistorica con i camosci

Contro il logorio della vita moderna
autore Manuela Rossi
data 13 Gennaio 2016
discipline Geologia / Storia

Sono certa che ognuno di noi abbia a pochi passi da casa un proprio posto del cuore: un percorso, anche breve, immerso nel verde, dove evadere dagli affanni quotidiani. Per chi, come me, vive nel gemonese, un luogo ideale per la fuga di un paio d'ore è il sentiero per Sant'Agnese.

Con una pendenza lieve ed una perfetta esposizione a sud, è un sentiero gradevole in tutte le stagioni. Nei due chilometri che separano la borgata Gleseute a Gemona (punto di partenza) da sella Sant’Agnese può trovare appagamento chi desidera passeggiare chiacchierando con un amico, ma anche chi vuole scaricarsi con una corsa a piedi o in mountain bike.

Il primo tratto attraversa un bosco misto che, anche se spoglio come in questa stagione, è costellato di macchie rosa di erica in fiore. Salendo, la vista si apre sulla piana di Gemona-Osoppo e sul Tagliamento. Raggiunta sella Sant'Agnese, infine, il paesaggio cambia del tutto, con  prati ondulati sovrastati da una formazione geologica imponente che per la sua forma prende il nome di “Ventaglio di Sant'Agnese”.

Chi è posseduto da un demone naturalistico - e non ha potuto trattenersi dal portare con sé il binocolo - verrà premiato, perché sui prati tra le ripide pareti di roccia non è difficile scovare qualche camoscio al pascolo o avvistare in cielo qualche grifone a volteggiare.

Se invece non riuscite a fare a meno di immaginare nella mente i secoli e i millenni dietro di voi a ogni passo che fate, pensate che questo sentiero ricalca parte dell'antico tragitto che collegava Gemona e Venzone ai territori d'oltralpe, utilizzato nella preistoria e abbandonato solo in epoca romana. 

Se passate di qua e volete concedervi una pausa dal “logorio della vita moderna” (come recitava il Carosello tanti anni fa), Sant'Agnese non vi deluderà!