Everybody loves Ernesto
(parte 1)

autore Stefano Dal Secco
data 17 Dicembre 2016

Eccoci al punto. Vi devo raccontare le ragioni per cui siamo venuti fino a quaggiù (a prescindere dal fatto che probabilmente non occorre un motivo preciso, per venire in Costa Rica, dal momento che è il paese in cui quelli che si entusiasmano a ogni larva di imenottero e ogni deiezione di tapiro vorrebbero vivere).

Sapete probabilmente che una delle nostre attività principali è la gestione di serre tropicali con farfalle vive che ci volano dentro. In tutto il mondo esistono più di 200 case delle farfalle e grossomodo funzionano tutte allo stesso modo. Le farfalle come le intende spesso il pubblico (cose volanti con ali colorate) sono l’ultima fase di un ciclo vitale che parte dall’uovo, poi dall’uovo nasce un bruco, che mangia foglie della sua pianta nutrice come un ossesso, poi il bruco si trasforma in crisalide, con dentro una pappina informe, dalla quale emergerà la farfalla adulta di cui sopra. Quella farfalla adulta di fronte alla quale i nostri visitatori rimangono a bocca aperta e che vive solo pochi giorni.

Tutte le case delle farfalle del mondo espongono esemplari tropicali (che sono più grandi, più colorati e volano basse, come nel sottobosco). Non le fanno riprodurre e nascere lì, un po’ perché spesso le piante nutrici (quelle che divorano gli affamatissimi bruchi) sono ovviamente piante tropicali, un po’ perché sarebbe molto complesso e perciò molto costoso, farlo. Perciò le farfalle arrivano, nella loro fase di crisalide, dai paesi tropicali di cui sono originarie. Tra le più grandi e più belle ci sono le farfalle americane.

Da molti anni, noi importiamo una buona parte delle nostre crisalidi dal Bosque Nuevo, un’azienda davvero particolare che si trova qui in Costa Rica, nell’entroterra del nord del Guanacaste, un’area piuttosto povera, al confine col Nicaragua. Il Bosque Nuevo è un’azienda speciale perché Ernesto Rodriguez è una persona speciale.

Ernesto ha 43 anni, e ha tre figli. Due sono piccoli e hanno iniziato la scuola. Il più vecchio, che ha ormai 25 anni, si chiama El Bosque Nuevo, un progetto di cui Ernesto è l’ideatore, il custode e l’anima.

Da 25 anni Ernesto alleva crisalidi di farfalle, in questa fattoria in mezzo alla foresta (a pochi chilometri dal paesino di Santa Cecilia, un percorso che con le strade sterrate di questa parte del Costa Rica si moltiplica per cinque) dando lavoro a molte famiglie locali. Col tempo e con la passione, El Bosque Nuevo è diventato il maggiore esportatore di crisalidi del continente americano, e fornisce più di metà delle serre tropicali nel mondo.

Quello che il Bosque Nuevo ha di speciale è che da 25 anni, investe tutto il guadagno nell’acquisto di terreni, adiacenti a quelli dove è nata la fattoria originaria. Se le nuove zone sono già forestali, vengono semplicemente protette, se invece ospitavano piantagioni, vengono ripulite e vi vengono ripiantati gli alberi autoctoni che erano stati abbattuti e che col tempo torneranno a essere foresta). Un pezzetto per volta, oggi la riserva conta circa 300 ettari. E continua a crescere. 

Confrontata con altre riserve private in Costa Rica non è che un piccolo appezzamento, ma ha due particolarità che ce la rendono cara. Intanto, fino ad oggi, questa riserva non è stata acquistata con grandi donazioni, ma con una quantità enorme di minuscole donazioni, che provengono in sostanza da ogni biglietto staccato in tutte le case delle farfalle che nel mondo hanno acquistato crisalidi da Ernesto (quindi è anche una cosa nostra, e una cosa vostra che siete venuti a Bordano e a Naturama). Non è dunque opera di grandi fondazioni internazionali, ma della volontà di un uomo solo, ed è una cosa che ci piace.

Ernesto è una persona posata ed educata, positiva e allegra, che ti fa innamorare di questo lavoro e ti fa venir voglia di lasciar perdere tutto e di salvare il pianeta insieme con lui. Non ti conquista al primo incontro, non è un istrione acchiappatutto, non è un animale da palcoscenico. Ma poco per volta, magari complice qualche birra, non riesci a non volergli bene. A me è capitato così, mi sono innamorato e dopo poco ho lasciato il mio lavoro, ho messo insieme una congrega di sognatori, ed eccoci qua, a fare quello che siamo in grado di fare, la nostra parte, per salvare questo pianeta.

Vi confesso che non è impresa da poco. Tante notti insonni sono alle nostre spalle e almeno altrettante davanti a noi. Fatica innanzitutto, ma soprattutto dover sopportare rancori, invidie, sospetti che vi siano secondi fini, che lo scopo recondito sia quello di sfruttare alcune persone e turlupinare tutte le altre, dal momento che quasi tutti nel nostro paese è questo quello che fanno. 

Così prendi l’aereo per venire in Costa Rica, ovviamente spossato, ma anche demoralizzato e un po' nei tuoi entusiasmi dalle tante avversità, dalle arrabbiature, dagli innumerevoli ostacoli.

E dopo qualche giorno incontri Ernesto. Ed è lui, come al solito, solo un po’ più magro, più scavato. Bevi una birra, mangi un chevice (la serata era per iniziare a mettere in pratica l’idea di fare un passo avanti, un salto di qualità, in questo progetto che lui, noi e tutti voi stiamo facendo insieme). Non capisci bene in che momento o in che modo è successo, ma arrivi alla fine della serata e hai di nuovo capito che lo possiamo fare, insieme lo possiamo fare, che questo lavoro ha un senso ed è importante, ma importante davvero.

E allora ci salutiamo con un altro appuntamento fissato tra meno di una settimana, dall’altra parte del Costa Rica. In auto, andando a casa, tra di noi, ci diciamo che siamo nel posto più bello del mondo e stiamo facendo la cosa più bella del mondo. Everybody loves Ernesto.

(continua ...)