Ci troviamo al Bar della Scienza?

autore Stefano Dal Secco
data 20 Gennaio 2017

Caffè Scientifico, Apertivo con la Scienza, Caffé-Scienza e tanti altri nomi indicano una pratica che da alcuni decenni è pratica diffusa, affermata, e consolidata in tutto il mondo. Ma non sempre è chiaro di che cosa si tratta, e paradossalmente in Italia è considerata una faccenda di elite mentre i suoi obiettivi sono opposti.

Al principio lo scopo non era esattamente la divulgazione della cultura scientifica. Ducan Dallas (1940-2014), che dopo gli studi di chimica aveva una carriera nella televisione pubblica inglese, coniò il termine Café Scientifique nel 1998. Organizzava, nel wine bar di fronte alla sua casa di Leeds nel Regno Unito, delle escursioni da parte di scienziati e professori, più informali possibile: erano fortemente scoraggiate le presentazioni powerpoint e le lezioni. Erano chiacchere da taverna con professore allegato. Era un po’ per divertirsi, si parlava di scienza invece che parlare di calcio, ma lo scopo non era tanto differente.

Quando il movimento diventa globale e i Caffé Scientifici si organizzano in tutto il mondo, rimane grosso modo l’approccio degli inizi: un dialogo interdisciplinare e democratico tra ricercatori e cittadini, senza nessuno scopo istituzionale, accedemico e anzi senza nessuno scopo punto.

Un recente articolo sulla rivista di Ecsite (la rete europea dei musei scientifici) ci racconta dei “pericoli” che questa formula sta correndo, dal momento che è diventata una moda così affermata da aver attirato negli ultimi anni grande attenzione da parte delle stesse istituzioni, dall’accademia, e denaro dall’Unione Eropea. “C’è un pericolo, se gli scienziati sono invitati solo per quello che sanno e i cittadini solo per quello che ignorano” vi si dice.

Ma vediamo di contestualizzare, perché l’autore, come spesso accade nelle discussioni di questo tipo, fa riferimento al contesto britanico o ben che vado nordeuropeo. E purtroppo, oggettivamente e senza alcuna volontà polemica, ricordiamo che quello è un altro mondo, un’altra galassia. Noi viviamo qui, in questa povera Italia dove c’è la più bassa percentuale di lettori in occidente, dove il cittadino non va nei musei, dove i laureati sono sempre meno (anche perché qui la laurea a differenza che altrove è un disincentivo al successo; ma questa è un’altra faccenda).

Allora qui, alla periferia della periferia dell’occidente, il momento di porci delle domande sull’uso strumentale che può venir fatto della “moda” della cittadinanza scientifica non è ancora arrivato. Ce lo teniamo a mente, ma prima magari proviamo a far partecipare qualche cittadino, con l’obiettivo di farlo diventare almeno un decimo di quello che è in Gran Bretagna.

Nella nostra sede del Naturama inizieremo a programmare dei Café Scientifici. Inizieremo collaborando con “Café Scientifique Bologna” di cui trasmetteremo gli eventi in diretta (con spuntini e apertitivi dal vivo, comunque). Il primo evento è in programma per giovedì 9 febbraio alle 18.30: “CERVELLI OFF-LINE. Viaggio dal sonno all'ibernazione”, con Matteo Cerri (costo 5 euro, con aperitivo e altri beni di conforto; 1 euro sarà donato all'Oasi di Montovolo gestita dal WWF Bologna). Per gli eventi successivi, vedete la locandina o seguite la nostra pagina Facebook.