Amorevoli padroni di serial killer da giardino

autore Andrea Caboni
data 3 Agosto 2016
discipline Etologia

So che questo scritto sarà impopolare e per taluni sgradevole, ma il compito di questo blog è anche quello di educare e sensibilizzare al rispetto dell’ambiente e ai più importanti temi dell’ecologia. In quest’ottica non posso più tacere sulla devastante bomba ecologica costituita dai gatti domestici liberi di girovagare per giardini e parchi.

Purtroppo, cari lettori, chiunque di voi permetta al proprio gatto domestico (ben nutrito e coccolato) di scorrazzare liberamente all’esterno delle proprie abitazioni è responsabile di tenere in salute e lasciare a piede libero un efferato serial killer. Un recente studio americano ha stimato che ogni anno i cari felini domestici siano capaci di uccidere solo negli Stati Uniti oltre 2,5 miliardi di uccelli all'anno e dai 6,9 ai 20,7 miliardi di piccoli mammiferi, con un danno ambientale incalcolabile. Il medesimo studio stima che ogni singolo gatto, che può avere accesso ad ambienti esterni alle abitazioni dei padroni, uccide in media dai 30 ai 47 uccelli ogni anno e tra 177 e 299 mammiferi di piccola taglia (rettili, anfibi e insetti non sono stati presi in considerazione).

E non consideriamo nemmeno l’impatto ecologico che possono avere le tanto decantate colonie feline, dove sedicenti amanti degli animali si prodigano per tenere concentrati, ben foraggiati e protetti decine e decine di assassini pelosi a 4 zampe. Queste colonie, oltre a creare le condizioni per incalcolabili danni ambientali, incentivano il randagismo e l’abbandono dei felini e costringono i gatti stessi a uno stile di vita assolutamente innaturale.

Qualcuno di voi, probabilmente, starà pensando che sono una persona disturbata odiatore i gatti: niente affatto! A me i gatti piacciono, moltissimo, li apprezzo soprattutto per la loro grande adattabilità, per la loro indipendenza e soprattutto per le loro capacità venatorie. Quello che non apprezzo e su cui voglio puntare il dito, sono i superficiali proprietari … se poi qualcuno veramente si può definire “proprietario” di un gatto.

Etologicamente il gatto è un animale opportunista che sfrutta il comfort che gli viene fornito dai solerti coinquilini umani (che si considerano erroneamente i suoi padroni), senza subire mai un vero processo di domesticazione.

Non mi credete? Provate a imporre ad un gatto di sedersi a comando, ad utilizzarlo per un lavoro o a costringerlo a qualsiasi altra attività contro la sua volontà. Il gatto non è un animale “controllabile” e probabilmente non lo sarà mai: non essendo un animale sociale (come invece è il cane) il suo cervello non prevede l’altruismo nel suo repertorio comportamentale, quindi scordatevi le ciabatte mentre vi state bevendo una birra davanti al televisore. Tutti gli amanti di questo meraviglioso felino dovrebbero pertanto preoccuparsi di limitarne il potenziale distruttivo con piccoli ma fondamentali accorgimenti quali:

  • mantenerlo confinato in casa;
  • farlo uscire, se proprio si è costretti, solo quando è ben sazio e nelle ore di minor attività della fauna selvatica (ore centrali della giornata) e cercare di limitare al minimo le uscite nel periodi di riproduzione dei selvatici (Marzo-Luglio);
  • assicurarsi che ogni gatto al di fuori di una casa sia sempre dotato di campanellino o altro dispositivo sonoro in grado di allertare le innumerevoli potenziali prede.

Pensate forse che non si può impedire a un gatto di cacciare – ad esempio tenendolo in casa o mettendogli un campanellino perché è “contro natura”? In parte avete ragione, ma tenete conto che il concetto stesso di “gatto domestico” è contro natura per diversi motivi:

  1. il gatto domestico, come l’uomo, non è sottoposto alla mortalità naturale dovuta a malattie: i gatti sono protetti da vaccini e da continua assistenza veterinaria;
  2. il gatto domestico non è costretto a guadagnarsi l’accesso alle fonti alimentari e non ne è dipendente; ogni predatore che sovrasfrutta le prede è condannato a diminuire numericamente se non a estinguersi, mentre il gatto fa affidamento su scatolette e croccantini;
  3. a differenza dei cugini selvatici, i gatti domestici, a causa dell’intervento umano, hanno un blando o nessun comportamento territoriale; questo rende possibile una densità di gatti domestici di 44 esemplari per km2 (fino a eccessi registrati di 2.224 gatti per km2) contro una densità naturale (per il gatto selvatico) di 0,1-2 esemplari per km2.

In Inghilterra, dove gli amanti dei gatti sono moltissimi e la coscienza ecologica è più sviluppata che da noi, sono stati messi a punto diversi sistemi per limitare il potere distruttivo dei micioni, arrecando ai medesimi meno disturbo possibile. I risultati migliori (riduzione del 66% delle catture su uccelli) si ottengono con i campanellini sonori elettronici che mandano un “beep” ogni 7 secondi (costo circa 25 euro). Un'altra opzione, sempre anglosassone, è un congegno con sensore di movimento che quando avverte che il felino è in movimento lancia un “beep” fastidioso (quasi non udibile dall'uomo).

Pertanto cari amici amanti dei gatti, vi invito a una seria riflessione sulle conseguenze che possono derivare dal lasciar girovagare liberamente il vostro gattone. In questo momento storico, i gatti domestici godono di ottima salute (nel solo territorio italiano ve ne sono più di 7 milioni) mentre la biodiversità, specialmente quella urbana, è in continua diminuzione. Oggi quindi, adottare un micino non può essere più solo un naturale gesto d’amore ma deve diventare anche una responsabile presa di coscienza e una responsabilità.

I gatti sono animali meravigliosi da ammirare e osservare, ma non hanno maggiori diritti e minori doveri di passerotti, lucertole, orbettini, scoiattoli, pettirossi, cavallette, cince, merli, pipistrelli, libellule, raganelle, leprotti … e tutti gli altri loro bersagli.

Un vero amante degli animali ama tutti gli animali, non solo i propri, perciò se proprio non potete fare a meno di avere un sinuoso felino che si aggira per casa, fate in modo perlomeno che la vostra passione non diventi una condanna a morte per migliaia di innocenti animali che nel rispetto della selezione naturale si nutrono e si riproducono nei nostri parchi e nei nostri giardini.