3 milioni di anni invano

autore Stefano Dal Secco
data 16 Settembre 2016
discipline Intersezioni

Ho messo insieme un paio di pensieri provenienti da diverse regioni geografiche della mia testa, oggi (è sempre così che nascono le idee interessanti, dall'ibridazione). Sto studiando molto di evoluzionismo, in questo periodo, e in particolare di evoluzione umana e raccolgo da lì molti spunti (esemplare 1 da ibridare). E ogni tanto trovo addirittura dieci minuti per leggere qualche articolo di una rivista (esemplare 2 da ibridare).

Perché la condizione umana è così singolare e ha impiegato tanto a presentarsi sul pianeta? Come per ogni cosa, la risposta è: per tante ragioni. I motivi però sono riassumibili nel fatto che si è inanellata una serie di coincidenze assolutamente fortunate e decisamente improbabile che ha finito per fare in modo che tutti i necessari preadattamenti si verificassero nella nostra specie: una specie animale di terraferma (è difficile che un polpo inventi la macchina fotografica); dalla corporatura massiccia (è improbabile che le formiche tagliafoglia riescano a domare il fuoco); dalle mani prensili (provate voi, dinosauri, a scrivere a macchina con gli artigli); che ha imparato a mangiare carne; che è riuscita a fare un uso controllato del fuoco e di conseguenza si è abituata a nutrirsi di cibo cotto e a fare tutto questo all'interno dei bivacchi (i nidi di Homo).

La strada è stata molto lunga. Due milioni e mezzo di anni fa nasce il genere Homo, a cui apparteniamo, con Homo habilis che si differenzia dagli australopitechi: camminava eretto e aveva un discreto cervello (500 centimetri cubi di massa). Dopo un altro milioncino d'anni, Homo erectus arriva a 1000 centimetri cubi di zucca. E arriviamo al dunque, 200 mila anni fa, quando compoare sulla scena Homo sapiens, con i suoi 1500 cc di curiosità e cattiveria.

Poi succedono diverse cose, di nuovo importanti e critiche, tra cui il fatto che i sapiens iniziano a uscire dall’Africa e vagare per il mondo ammazzando tutto quello che capitava a tiro. Ciò che però mi intriga è che fino al momento in cui non siamo diventati stanziali e abbiamo inventato l’agricoltura, non eravamo poi così differenti dagli scimmioni australopitechi. Finché non abbiamo iniziato a differenziare il lavoro facendo così in modo di avere del “tempo libero”, non siamo riusciti a fare il "grande balzo in avanti". Detto in un altro modo: abbiamo iniziato a parlare e poi a scrivere e creare miti e tramandare la conoscenza solo quando abbiamo iniziato ad avere un sacco di tempo da perdere e non sapevamo cosa fare per tutto il giorno (almeno alcuni di noi). 

Quando ogni mattina ti devi alzare e fino a che non vai a dormire non hai altro pensiero che come riempire la pancia senza farti mangiare o ammazzare, non hai grande freschezza per scrivere di Ulisse o per scoprire il bosone.

Non c’è progresso culturale se non abbiamo la panza piena e non abbiamo del “tempo da perdere”. Una riprova interessante: fra 70 e 60 mila anni fa, nelle zone dell’Africa dove stanziava Homo sapiens ci fu un periodo di grave siccità, era difficile trovare cibo e quindi sopravvivere. La popolazione si decimò e contemporaneamente sparirono i manufatti come collane di conchiglie, utensili di osso, incisioni astratte, che Homo aveva iniziato a produrre. Quando il clima migliorò e la popolazione ricominciò a crescere, la produzione di manufatti riprese.

Ora torniamo al 2016. È appena uscito su “Internazionale” un articolo di Nicola Lagioia, sulla situazione dell’Italia e dei giovani. Il recente rapporto McKinsey ci dice che oggi stiamo peggio di dieci anni fa (certo che ve ne eravate accorti) e in particolare i giovani stanno più male degli altri e domani staranno peggio di oggi. Ancora (lo sospettavate vero?) dice che l’Italia è praticamente il paese che sta peggio in Europa e in Occidente.

Come sapevano anche le tribù  nella savana africana 60.000 anni fa, è dura leggere, pensare, metter su famiglia, visitare un museo quando non hai un contratto e lavori magari per 200 euro al mese.

Certo che talvolta tutti sembrano completamente stupidi; certo che su Facebook si condensa il peggio del peggio dell’umano; certo che abbiamo Salvini e Trump e che c’è gente che li supporta e ciò non sembra una cosa esattamente da umani senzienti. Ma forse oggi, per molti di noi, qui, le cose sono davvero dure. Certi giorni non me la sento proprio di dire "è tutta colpa nostra (colpa loro) che siamo (che sono) imbecilli". Certi giorni provo comprensione per i miei fratelli che finiscono per comportarsi da stupidi arrabbiati.

Lagioia chiude il suo intervento con un appello a collaborare, a darsi da fare tutti insieme, generazioni diverse, per cercare di uscire da questo tunnel.

Riportandola sul piano evoluzionistico, e alla storica questione tra la selezione individuale e la selezione di gruppo (cane mangia cane o nazione mangia nazione?) ecco che se il vantaggio individuale che deriva dallo stare in un gruppo e dal sacrificarsi a favore del gruppo sarà davvero importante, cioè se il gruppo nel suo complesso otterrà grandi vantaggi dal fatto che tutti gli individui lavorano in maniera altruistica per il bene di tutti, allora anche i singoli individui percepiranno questo vantaggio e sceglieranno di lavorare per il gruppo. Se questo invece non succederà, la selezione si sposterà esclusivamente sul piano individuale (ognuno contro tutti). 

Allora: o lavoriamo insieme e vinciamo tutti insieme, o il mio vicino di casa mi taglierà la gola per avere la mia bistecca e il mio iPhone. E dietro di noi, 3 milioni di anni di storia saranno trascorsi invano.